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Diari di Viaggio - Vieste, Peschici, Carpino, Ischitella, Cagnano Varano

Diari di viaggio

Storie di ordinaria follia. Diari di Viaggio dalla costa alle foreste dell'altipiano del Gargano :un paradiso naturale e umano di inestimabile valore


Percorrendo la costa adriatica verso Sud, superate le dolci ondulazioni della campagna marchigiana e abruzzese, si nota, da lontano, una sagoma scura che interrompe la solare linearità della pianura pugliese.


Vieste

Come una grande isola, il promontorio calcareo del Gargano emerge dall'orizzonte dorato dei campi di grano con i suoi rilievi, coperti da faggi, abeti, pini e querce.

Una vegetazione insolita per queste latitudini, che si spinge fin quasi a ridosso del mare, incorniciando come un prezioso vestito uno dei più affascinanti tratti costieri del Mediterraneo.

Terra antica questo promontorio, emerso dagli oceani primordiali in epoche remote, quando ancora ben poche tracce si potevano intuire degli attuali rilievi che, molto più a Nord, formano oggi l'imponente catena delle Alpi.

Anche la storia dell'uomo sul Gargano affonda le proprie radici nella notte dei tempi.
Oltre 20.000 anni fa, nella grotta Paglicci, sulla riva sinistra del vallone Settepende di Rignano Garganico, mani già esperte nella lavorazione della selce dipingevano con essenze naturali cavalli color ocra sulla bianca pietra calcarea.


Nel Neolitico, 10.000 anni dopo, nei pressi di Vieste fioriva un'importante industria estrattiva della selce, in questa zona abbondante e di ottima qualità.


I "choppers", semplici ciottoli appena scalfiti da grossolane scheggiature, divennero via via affilati coltelli, asce da taglio e sfondamento o delicatissime e acuminate punte di freccia.


Poco si conosce dell'antico culto dei morti del popolo garganico, le tombe venivano scavate nella roccia, e i loculi solitamente ricavati sulle pareti rocciose laterali, tuttavia si possono visitare grotte lavorate in modo mirabile, con elaborate strutture e "stanze" simili a letti a baldacchino, delimitate ai quattro angoli da colonne ricavate nella roccia.

Dal VII al III secolo a.C. fiorì sul Gargano la civiltà Daunia, che ha lasciato straordinarie testimonianze e preziosissime "stele", cippi funerari in pietra decorati con splendide scene di caccia e pesca, di riti funebri e di vita quotidiana, figure simboliche, geometriche e di animali.


Il Museo Nazionale di Manfredonia conserva pezzi di grande valore e bellezza.

L'apice della civiltà in queste terre fu raggiunto nel Medioevo, con il dominio di Normanni, Svevi e Angioini, che miscelarono la cultura mitteleuropea con il carattere solare e le tradizioni delle genti del Sud, realizzando borghi fortificati, castelli e chiese.


Anche le rudimentali abitazioni che interrompono la linearità dei terrazzamenti esaltano il fascino antico di questa terra e rappresentano una sfida alla gravità.


Anelli di pietre, senza alcun legante, conquistano lo spazio in cerchi concentrici che decrescono verso l'alto fino a formare la "casa".


Queste costruzioni, chiuse e stabilizzate sulla sommità da una grossa pietra chiamata "la chianca", resistono da millenni al vento impetuoso che soffia, spesso con furia selvaggia, in ogni direzione, e rendono affascinante il paesaggio.


Così, gli antichi borghi garganici, arroccati sui fianchi della montagna o protesi sul mare come la prua di una grande nave, offrono anche al viaggiatore più distratto straordinarie suggestioni ed emozioni di storie antiche.

Carpino, terra di olio di oliva e folclore


Ulivo millenario del Gargano

Aggrappato alla collina, affascinante nella sua struttura concentrica, Carpino cattura l'attenzione di chi percorre verso est la strada a scorrimento veloce del Gargano; le sue case dalle morbide tinte pastello stupiscono piacevolmente, lontane e differenti dal bianco candido che siamo soliti immaginare per i paesi del Sud.

Le origini della città risalgono all'anno mille quando, con molta probabilità, gli ultimi profughi della città di Uria si rifugiarono tra i boschi di Carpini (Carpanus betulus), a pochi chilometri dal
lago di Varano.

Oggi, fichi d'india e ulivi, ben ordinati come imponenti, vecchi guerrieri, sembrano posti a protezione del paese. Alberi straordinariamente belli e curati gli ulivi di Carpino, che tradiscono la vocazione olearia della zona, tra le più rinomate del Gargano e dell'intera Puglia.
Non a caso Carpino viene soprannominata "città dell' olio di oliva".

Carpino si distingue tra i paesi del promontorio anche per il fervore culturale dei suoi abitanti, fortemente legato alle tradizioni.

Qui è presente un'autentica scuola del folclore tradizionale e popolare, che ha trovato nei "Cantori di Carpino",i maggiori interpreti di un fenomeno che ha interessato anche illustri studiosi.

Ancora vivo e praticato l'artigianato, la lavorazione del legno e soprattutto l'uso del telaio a mano, favorito dall'abbondanza di lana proveniente dalla tosatura delle pecore.

Con antiche tecniche di tessitura vengono prodotti pregevoli manufatti anche in lino e cotone, e durante la stagione estiva i turisti che hanno scelto Carpino per la villeggiatura in terra garganica possono partecipare a interessanti workshop, dove esperte tessitrici, utilizzando antichi telai dell'800, insegnano i segreti della lavorazione artigianale delle stoffe.


Cagnano Varano, tra mare e lago

Dove il Gargano degrada verso il mare, preceduto dal lago di Varano, sorge Cagnano, uno dei più antichi centri abitati della mitica e antica Uria, o Hyria, che si adagiava sul lago omonimo (Variano seu Uriano), già citato nelle scritture degli scrittori classici, da Plinio a stradone e Tolomeo.


Storia del Gargano

Oggi la città di Cagnano poggia essenzialmente su un'economia agricola (rinomata soprattutto la coltivazione dell'asparago), senza trascurare però il tradizionale settore della pesca.
Nel 1862 all'antico nome di Cagnano veniva aggiunto Varano.

La località è infatti da sempre indissolubilmente legata al lago omonimo, fonte di sussistenza per la popolazione locale grazie alla ricchezza e abbondanza dei prodotti ittici (in particolare anguille e capitoni), e, in tempi recenti, di qualificazione dell'offerta turistica del luogo.
Sul limite della lingua di sabbia che divide la laguna di Varano dal mare si è sviluppata la frazione di Capoiale, antico borgo di pescatori alla foce dell'omonimo corso d'acqua, dove tra gli eucalipti e i pini, ingobbiti dal vento, in una bella grotta naturale, a tre chilometri dall'abitato, una tradizione popolare vuole che qui, per la prima volta l'angelo Michele sia apparso sul promontorio.
Sulle pareti della grotta, lunga circa cinquanta metri, è visibile l'impronta di un'ala che la devozione popolare attribuisce appunto all'angelo.

Antichi mestieri, arte e tradizione
"Terra dell'ulivo", "granaio d'Italia" "il più grande podere d'Europa"... la Puglia è universalmente riconosciuta come territorio votato all'agricoltura.
Ma anche la pesca e l'allevamento del bestiame, dagli ovicaprini ai bufali, occupano un posto di primaria importanza nelle attività dell'uomo.

Il popolo garganico non può sottrarsi a queste etichette, tuttavia, rispetto alle pianure del Tavoliere, dove la produzione ha assunto caratteristiche industriali e utilizza le metodologie e tecnologie più avanzate, sulle pendici del promontorio resistono ancora, favorite dalla conformazione del territorio, tradizioni e modi antichi di lavorare la terra.

Per gli antichi greci l'ulivo, donato agli uomini dalla dea Atena, era così prezioso che una legge prevedeva la pena di morte per chi avesse danneggiato le sue piante.

Le leggende raccontano che l'olivicoltura, in terra di Puglia, è iniziata con lo sbarco degli Achei sulle sue coste... da allora, piante millenarie si allungano verso l'alto come latifoglie, raggiungendo altezze insolite, o si allargano sul terreno come le mura di un castello inespugnabile, e caratterizzano tutti gli ambienti del promontorio, dalla costa ai profili delle colline che si stagliano nel cielo, testimoniando come la produzione dell' sia la più grande realtà produttiva regionale del mondo.

Gli oli pugliesi, tutti di qualità eccelsa, si caratterizzano per sapidità e corposità, e, a differenza del recente passato, in cui venivano destinati quasi esclusivamente alla raffinazione, oggi vengono proposti come extravergini e si collocano tra la più pregiata produzione nazionale.

Gargano, terra di artisti e artigiani
Dalla lavorazione del legno al ferro battuto, dalla terracotta alla pietra, le mani degli artigiani della "Montagna del sole" nascondono segreti antichi, in tutti i borghi della costa e dell'entroterra, le botteghe che propongono i pezzi unici della produzione artistica locale sono sempre più numerose e rappresentano una miniera di sorprese per gli appassionati dell'arte genuina e creativa.
Tra le attività artigianali, inevitabile anche in questo settore la presenza dell'ulivo, che da sempre qui condiziona, con le sue molteplici peculiarità, usi, costumi e abitudini della gente. Le contorte venature dell'ulivo, con sfumature variegate che vanno dal beige al nero, vengono esaltate ungendo i manufatti finiti con l'olio di questa pianta, che penetra in profondità nelle fibre del legno rendendolo elastico e impermeabile.

Sarà suggestione, ma un piatto di orecchiette o un'insalata, serviti in una coppa d'ulivo, sembrano avere un profumo particolare, che ricorda i profili aspri dell'altipiano e l'aroma salmastro della costa garganica.
Anche la lavorazione della ceramica occupa un posto di rilievo nella produzione artigianale locale.
Colori forti e contrastanti, o tenui tinte pastello, impreziosiscono stoviglie, vasellame e oggetti decorativi.

Anche la pietra del Gargano, candida e tenera, si presta ad essere scolpita e modellata; gli oggetti in pietra realizzati dagli artisti locali spesso replicano le straordinarie forme e disegni della civiltà Daunia.

Testi e fonti di Michele Dalla Palma


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